Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio e le donne di Kabul

Credo che i veri libri debbano essere in grado di cambiare una persona, un suo comportamento o una sua idea, perché capaci di entrare nella mente umana e far scaturire domande e pensieri, questo si può definire un “buon libro”.
Ho provato questa sensazione leggendo proprio in questi giorni il romanzo intitolato Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. L’autrice, attraverso un racconto suggestivo, dipinge la figura femminile agli inizi dell’800 in Inghilterra in un modo totalmente rivoluzionario: infatti, servendosi di uno sfondo sociale arretrato, immerso in un’ideologia chiusa, denuncia la condizione della donna attraverso una delle protagoniste del romanzo, Elizabeth, soprannominata Lizzy.
La protagonista appartiene alla famiglia Bennet. Il padre, uomo intelligente, la ammira ritenendola la migliore tra le sorelle mentre la moglie è una donna piuttosto superficiale, che ha come unico scopo quello di trovare un buon partito per lei e le sorelle. Per questo motivo nel romanzo assistiamo ad uno scontro ideologico tra madre e figlia.

Elizabeth emerge come una donna coraggiosa, intelligente, carismatica e razionale che rifiuta la mentalità dell’epoca e non accetta l’idea di sposarsi per “assicurarsi” un futuro. Respinge, quindi la mano di Collins, diversamente dall’amica Charlotte che si sposa con un esponente dell’alta società.


La Austen crea attraverso il personaggio singolare di Elizabeth una propria “donna ideale”,  anticonformista, una donna che si batte per le proprie idee, una donna che non si adegua ai rigidi dogmi imposti dal suo tempo, una donna che rifiuta tutto ciò che per la sua epoca significava essere “donna”. Sì , credo che se Elizabeth vivesse nella società moderna sarebbe catalogata come “femminista”.


Ritengo sia ingiusto dover parlare di femminismo, di movimenti che si battono per la parità di genere, quando al giorno d’oggi questo dovrebbe essere un tema già affrontato e risolto, purtroppo non è così. Mi chiedo quale sia la ragione che ha portato Jane Austen a combattere una mentalità chiusa che apparteneva alla sua società e che ancora oggi nel 2021 spinge molte donne come lei a credere in un mondo “utopico” dove esiste la parità dei sessi.
Lo definisco “utopico”, perché a distanza di duecento anni, ci sono non solo volti vuoti e spenti di donne che non possono godere dei loro diritti, di cui scorgiamo solo gli occhi, contornati da un velo e un vestito lungo che non fa di loro delle donne libere ma anche la drammaticità della violenza nei paesi che riteniamo più civili. Cliccando qui troverete i dati del nostro Paese.

In Italia i dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza.

Penso oggi alle donne in Afghanistan, vittime di un patriarcato discriminatorio, che non possono vivere nel mondo tanto sognato dalla Austin, dovendo rinunciare a studiare, lavorare, essere libere, guidare, autodeterminarsi. Opporsi può significare morire, eppure molte di loro non hanno timore di combattere, di farsi valere. Non manca quel desiderio di cambiare la società, lo stesso che ardeva negli animi della scrittrice e del suo personaggio Elizabeth, così forte da portare queste donne indifferentemente dall’epoca a urlare le proprie idee.

Ma come facciamo a farci sentire, come possiamo contribuire a cancellare ogni forma di ingiustizia?


Ogni giorno possiamo cambiare il mondo e sostenere quelle voci soffocate dalla violenza, combattendo nella nostra quotidianità contro ogni forma di violenza e discriminazione.

Lo possiamo fare tutti, basta volerlo!


Ecco, questo cari lettori e lettrici, è Orgoglio e Pregiudizio: un romanzo che letto più di duecento anni dopo dalla sua pubblicazione è in grado di trasmetterci forti emozioni e, chissà, farci sognare anche per poco di essere eroi o eroine come Elizabeth e la sua ideatrice.

Dalila Boni