Marco Casarino: vivendo educere et discere laborando, magna semper cum humilitate.

“I care”. Mi interessa tutto quello che succede nella mia città, nella mia regione, nel mondo.

Bentornati cari lettori, nonostante la piena estate la nostra redazione è in continuo fermento. Il protagonista odierno della rubrica “Parla con me” è il dott. Marco Casarino.

FOCUS ON MARCO CASARINO:

Classe ‘60, si è diplomato al Liceo Classico L. Costa di La Spezia. Prosegue i suoi studi laureandosi in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Pisa. Già vice Segretario generale della Camera di commercio della Spezia dal 1996 al 2004, nonché fino ad oggi Dirigente della Provincia della Spezia, dal 1 Giugno ricopre il ruolo di Segretario generale della Camera di Commercio Riviere di Liguria – Imperia, La Spezia, Savona.


Ancora prima di iniziare con l’intervista, colpisce la precisazione che Casarino rivolge a tutti noi, quella di sentirsi in questo ritrovato contesto un «collega un po’ più attempato con cui poter dialogare». Nel mentre traspare dai suoi occhi una luce, quasi un sorriso, presente per tutta l’intervista. La mascherina nulla può a confronto con uno sguardo che rispecchia fortemente una ritrovata dimensione della memoria e dell’anima. Ecco che riaffiorano, facendoceli rivivere, i ricordi degli anni trascorsi in questo suo/nostro Liceo, definiti significativi per la formazione personale ma anche per quella più complessiva. «Furono anni di grande cambiamento e di particolare coinvolgimento», afferma, «sia sul piano della storia delle idee che di tutto ciò che ne è derivato». È da questa riflessione, che si fa strada e prende senso il successivo consiglio rivolto a noi giovani «cercate di capire i vostri punti di forza e di debolezza, seguite sempre il vostro sogno cercando di commisurarlo alla vostra realtà. Capirete così che acquisire maggiori conoscenze vi porterà ad avere altrettante competenze nell’affrontare le sfide che vi aspetteranno nel futuro».

Memento:

inseguire il proprio sogno che deve essere sempre qualcosa di concreto, basarsi su quello che si è, si ha e che si può acquisire o costruire.

Dai suoi racconti spicca la delicatezza con cui ricorda la sua breve esperienza da insegnante: l’aver colto la difficoltà di quel mestiere e apprezzarne tutt’oggi il ruolo decisivo nella formazione della persona. «Educere non è plasmare ma tirare fuori», che ci ricorda tanto la maieutica socratica e il fine “nosci te ipsum”.

Nel passaggio al momento descrittivo delle fasi significative dell’attività lavorativa, il Nostro richiama l’attenzione al tema della sfida e se ne percepisce l’adesione di tutta una vita. Per esempio, afferma che dell’esperienza nella Provincia, un momento particolarmente decisivo è stato quello dell’incertezza generata a seguito della riforma dell’Ente. Qui emerge ancora una volta la dimensione umana, soprattutto quando richiama all’impegno e alla determinazione sempre profusa nel difendere il prezioso lavoro del “gioco di squadra” che ha prodotto e tutt’ora produce così tanti risultati per la collettività. «Non è l’uomo solo al comando a definire la riuscita di un corso», sostiene a gran voce, «ma l’impegno e la collaborazione, pur nel rispetto della diversità dei ruoli di ciascuno».

Di fronte all’assunzione del nuovo incarico, emerge l’emozione nel tornare dopo tanti anni nel luogo in cui aveva già lavorato e il piacere di ritrovare persone già conosciute, per costruire con loro nuovi progetti. Egli afferma di aver sempre puntato nella propria vita a coniugare nella gestione del ruolo «la fiducia e l’umiltà» avendo sempre come fari i migliori esempi di saggezza.

Da qui inizia una disamina puntuale ma efficace sul ruolo personale (coordinare e supervisionare tutte le attività degli uffici) e sulle finalità più generali della Camera di commercio, offrendoci dettagliate informazioni sui meccanismi più importanti e sul funzionamento. La direzione che il dottore auspica a sostegno dell’agire futuro dell’Ente è rivolta all’investimento e al sostegno alla transizione al digitale, al fine di migliorare e supportare l’efficacia della relazione attività produttive/utenti.

La Camera di commercio sta alle aziende come il Comune sta alle persone. Le aziende sono assistite e monitorate nell’arco di tutta la loro vita.

L’iniziale approccio e interesse a noi studenti, definiti in incipit come “colleghi”, lo ritroviamo rinvigorito anche in questa fase dell’intervista in cui il Segretario, nel delineare la sua visione programmatica e calandola nell’attuale stravolgimento delle cose, denota la consapevolezza che per costruire il nuovo presente/futuro ci sia bisogno delle energie e delle idee che provengono dalle giovani generazioni. Nell’esercizio di ciò gli imperativi dovranno essere la sostenibilità, la tutela dell’ambiente e della salute, il contrasto alla povertà. Nell’etimologia cinese il termine crisi comporta una duplice valenza, rappresentativa di distruzione e opportunità. Questo egli afferma essere il senso con cui dobbiamo leggere il nostro momento presente.

Alla richiesta di quale impatto abbia generato il Covid nella nostra realtà, ritiene che abbiamo assistito a un’onda lunga di difficoltà per tutte le attività e le categorie, in particolar modo per quelle basate sul turismo e il conseguente indotto. Le nostre politiche nazionali hanno privilegiato l’intervento con sussidi diretti alle persone fisiche e alle persone giuridiche, bloccando anche i licenziamenti. Questo ha permesso, pur con tutti i limiti, di agevolare la ripartenza talora mostrando la nostra difficoltà nell’affrontare certe situazioni emergenziali.

Alla richiesta di come veda il rapporto tra porto e citta, risponde a tutto campo che è essenziale, per creare le condizioni dove ciascuno abbia uno «spazio di vita rispetto al mare». Egli nutre ottimismo per un nuovo corso, sancito da un accordo di tutti i soggetti interessati, indotto compreso. Il tutto al fine di mantenere sempre vivo e dialettico l’equilibrio tra natura, territorio, attività produttive e spazio per la cittadinanza.

Nella mia vita ho sempre puntato a coniugare nella gestione del ruolo la fiducia e l’umiltà, avendo sempre come fari i migliori esempi di saggezza.

Da un punto di vista prettamente personale, egli ritiene di essere privilegiato nell’avere accanto una «grande donna», cosi risponde quando chiediamo come sia riuscito a conciliare la vita lavorativa con quella famigliare. «È necessario che in una famiglia ci sia condivisione del percorso di tutti, accettando la possibilità di dover rinunciare, reciprocamente, a qualcosa, dedicandosi tempo. Certo, ci vuole fortuna ma soprattutto costruzione. Cari ragazzi, sappiate che “quella donna” stava nel banco davanti a me proprio qui al Liceo Costa», che galeotto fu…

Ci riferisce di avere una passione viscerale per la Juventus e di coltivare l’amicizia e l’impegno civile. Il suo approccio alla vita è sempre stato e rimane quello di grande attenzione a tutto ciò che ci sta intorno, rinvenibile nel motto di Don Milani “I care” (mi interessa).

Nell’immaginare il prossimo futuro utilizza la metafora dell’onda, dove si proietta, in questa fase entusiasmante, a cavalcarla a testa alta come un surfista, libero, pronto, rivolto ad un futuro dalle attese significative e performanti.

Con questa costruzione affascinante il nostro interlocutore denota una ricca esperienza professionale ma particolarmente la capacità di calarsi sempre nella dimensione umana, l’essere un esempio di quel nuovo corso di umanesimo all’interno dell’Amministrazione che auspichiamo possa trovare la massima realizzazione.

Questo incontro ci ha lasciato un insegnamento caro alla tradizione e vogliamo concluderlo con il seguente passo del poeta latino “Homo sum, nihil humani a me alienum puto”.

Redazione Ermes