Paola Marella, l’eleganza che si fa notare ma, soprattutto, lo stile che si fa ricordare

Re-cordis, tornare indietro col cuore e far rivivere sentimenti concreti ed esperienze dirette.

Salve lettori di Ermes e benvenuti nella neonata sezione “Parla Con Me” del nostro blog.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare la prestigiosa conduttrice televisiva, nonché agente immobiliare, Paola Marella, che ringraziamo per la sua disponibilità.

FOCUS ON PAOLA MARELLA:

Nata a Milano, ha frequentato il Liceo Classico per poi laurearsi in Architettura degli interni al Politecnico di Milano. Intraprende la carriera di agente immobiliare per poi avviarsi a quella televisiva dal 2007, in parallelo a quella professionale, conducendo molti programmi a tema nei principali circuiti televisivi.


Iniziamo l’intervista con uno sguardo rivolto rivolto al passato. Quali ricordi ha dei suoi studi liceali?

«Ho studiato anche io al Liceo Classico. Mio padre, ingegnere, a sua volta dalla formazione umanistica, non ha dato scelta a noi figli. Alla fine sono stata molto contenta della scuola che ho frequentato, nonostante le lingue straniere fossero la grande mancanza dell’epoca. Erano altri tempi, a voi sembrerà la preistoria. Ho frequentato un liceo un po’ severo dalle suore ma in cui ho trovato un’insegnante di italiano straordinaria, l’unica che mi rimandò in quarta ginnasio; per lei era fondamentale l’uso corretto della punteggiatura, a tal punto che io ancora oggi sono pignolissima. Ho scoperto però che ora non è più così importante, anzi, molto meno… mi hanno detto che il discorso è diventato più “fluido”. Ai miei tempi era tutto piuttosto rigido, ma non nego che mi sia servito molto».

Per quale ragione ha scelto di studiare architettura?

«Volevo frequentare Medicina ma mio padre mi scoraggiò per la quantità elevata di anni, sei di università, poi la specializzazione… allora sembrava impossibile che una donna si impegnasse così tanto. In seguito forse mi sono pentita di aver abbandonato quella volontà, perché la medicina è tutt’oggi una mia passione. In ogni caso amavo molto anche l’architettura: mio padre rimase comunque deluso perché sperava in ingegneria. Sono stati cinque anni straordinari al Politecnico di Milano, un’esperienza a tratti faticosa, con esami impegnativi come analisi, ma bellissima che è sfociata nella mia Laurea in Architettura degli Interni».

A proposito di arredamento, secondo lei quale elemento o caratteristica non dovrebbe mai mancare in una casa per essere allo stesso tempo funzionale e di classe?

«Più di uno. ho sempre ritenuto fondamentale la presenza della luce, funzionale soprattutto nelle case in cui scarseggia quella naturale, che spesso può diventare un elemento di decoro. Dagli anni sessanta in poi abbiamo iniziato ad avere illuminazioni straordinarie, si pensi all’Arco e alla Toio di Castiglioni, alla Pipistrello di Gae Aulenti, tutte lampade che hanno fatto la storia del design. Sono fondamentali per rappresentare la personalità di chi vive in quella casa».

Lei ha affermato “amo la moda ma non la seguo”. Parlando di moda, cos’è per lei e che ruolo ricopre nella vita di tutti i giorni?

«Ho una cugina, come una sorella per me, che se ne occupa da tanti anni e mi ha introdotto in questo mondo ben prima della mia avventura televisiva. Il piccolo schermo ti costringe inevitabilmente a curare l’immagine, il look; ho le mie idee, mi piace essere autentica e libera di poter scegliere. Credo che nella moda, come nella vita, sia importante decidere per sé stessi in piena autonomia».

Come definirebbe il suo stile? Ha qualche icona a cui si ispira in particolare?

«Il modo in cui mi vesto porrebbe essere accostato a un “classico senza tempo”. Non seguo le mode, mi piace poter scegliere ciò che mi fa sentire adatta a certe situazioni. Amo molto i tailleur, che sono molto comodi e utilizzabili in diverse circostanze. Per quanto riguarda le icone senza tempo, ci sono Katharine Hepburn per l’eleganza efficace, Oriana Fallaci perché esprimeva molto carattere e Lady Diana per la sua autonomia anche in una situazione di totale formalità… donne che in modi diversi sono per me fonte di ispirazione».

Torniamo invece sul tema degli immobili, nel corso della sua carriera lavorativa ha visitato migliaia di abitazioni. Ce n’è una che le e rimasta particolarmente impressa?

«Ne ho viste talmente tante… Me ne ricordo una a Napoli, di una coppia di giornalisti, vista tantissimi anni fa, mi colpì la personalità che emanava, oltre alla ricchezza di librerie che conteneva, elemento di arredo che io ritengo fondamentale. Ho avuto la fortuna, poi, di lavorare a Parigi: amo molto le case “haussmanniane”, quella particolare architettura fatta di tetti e scorci che in Italia abbiamo meno, pur avendo città uniche al mondo come Firenze, Venezia o Roma. A Milano, la mia città, non sempre siamo riusciti a fare gli stessi recuperi di tetti e solai parigini».

Lei ha partecipato anche a talk show. Qual è la più grande differenza tra un programma registrato e uno dal vivo?

«Programmi come “Cerco casa” o “Un sogno in affitto” sono preparati accuratamente da una grande squadra, trattano argomenti che conosco bene, dunque per me è abbastanza semplice. La diretta, come quelle a cui ho partecipato per qualche tempo da Floris, è decisamente più impegnativa: trovi persone con grandi competenze e hai tempi stretti, dunque devi fare attenzione a esprimere concetti efficaci senza dilungarti e, essendo dal vivo, devi evitare l’errore».

Katharine Hepburn per l’eleganza efficace, Oriana Fallaci perché esprimeva molto carattere e Lady Diana per la sua autonomia anche in una situazione di totale formalità… donne che in modi diversi sono per me fonte di ispirazione.

Nel 2007 approda alla televisione. Quali furono i suoi pensieri ed emozioni in quei primi periodi di lavoro all’interno del piccolo schermo? Quanto è servita la sua formazione?

«Iniziai quasi per caso, spinta dall’entusiasmo e complice la crisi del settore del mio lavoro primario. Mi fu offerto di partecipare ad una televisione che prima non esisteva, quella tematica. Io, Alessandro Borghese, Enzo Miccio, Carla Gozzi e Barbara Gulienetti fummo i primi cinque professionisti prestati a questa nuova televisione. La prima volta “fui buttata allo sbaraglio”, quasi non sapevo cosa stessi facendo, ma tutti noi parlavamo di argomenti che conoscevamo bene e questo ci ha aiutato molto. È stata una crescita verticale e, in quel primo periodo, abbiamo prodotto numerosi programmi. Ora mi ritrovo in Sky con le stesse persone che erano a capo di Discovery durante i miei primi anni, due donne meravigliose».

Nel corso della sua vita professionale ci sono stati momenti di tale difficolta da farle pensare di lasciare?

«Mai in quello da agente immobiliare, è il frutto di tutta la mia vita, quello da cui ho iniziato e in cui spero di continuare almeno per un’altra decina d’anni. Continuerò anche con la televisione, finché mi permetteranno di trattare argomenti che conosco e mi appassionano: è un’esperienza piacevole anche perché mi dà la possibilità di lavorare in squadra, con un team affiatato… succede meno nel lavoro da agente immobiliare».

Nel corso della sua carriera televisiva esiste qualche aneddoto o episodio particolarmente divertente che ci vuole raccontare?

«L’atmosfera sul set si presenta sempre allegra, con gli ospiti nascono gag in continuazione, le più divertenti cerco di pubblicarle sui social. Una delle trasmissioni in cui mi sono maggiormente divertita è “Shopping Night: Home Edition”, una gara in notturna condotta insieme al mio amico Max Viola: tutti i concorrenti dicevano di essere arredatori bravissimi ma noi giudici eravamo a volte costretti a valutare lavori al limite dell’incredibile… abbiamo dovuto interrompere spesso per le lacrime agli occhi».

Durante la sua ultima trasmissione per Sky “Un sogno di affitto” ha lavorato con diversi personaggi noti. Cosa ricorda di queste esperienze, è riuscita a coltivare un rapporto di amicizia con qualcuno di loro?

«Ho incontrato persone meravigliose. Trascorro insieme ad ogni ospite tre giornate piacevolissime. Tutti hanno dato un grande contributo al risultato del programma e, sicuramente, fa la differenza avere a fianco una persona che ha dimestichezza col mezzo televisivo. Mi è capitato di rivedere alcuni di loro, Paolo Conticini, per esempio, l’ho incontrato nuovamente con la moglie in un weekend dopo la trasmissione e sono stati due giorni molto piacevoli. Spesso si pensa che le persone che lavorano in tv siano distaccate, ma non è assolutamente così, sono persone normali e, come tutti, con le loro difficoltà. Il rapporto lavorativo non sempre sfocia in frequentazioni abituali, in questo periodo faccio perfino fatica a vedere le mie più care amiche… tuttavia una telefonata ogni tanto è sempre piacevole».

L’entusiasmo è una caratteristica fondamentale nella vita e nel mondo del lavoro: ricorderò sempre la passione che aveva il mio professore di italiano quando spiegava Dante in modo straordinario.

Si ritiene soddisfatta delle proprie attività lavorative?

«Se non lo fossi vorrebbe dire aver sbagliato molto. Mi sono reinventata tante volte, sono piuttosto soddisfatta, ovviamente si può sempre fare di meglio».

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

«Continuerò il mio lavoro da agente immobiliare, con nuovi cantieri e nuove avventure; per la televisione, quest’anno gireremo la quarta edizione di “A te le chiavi” e la terza di “Un sogno in affitto”, oltre a un nuovo progetto in corso di cui ancora non racconto molto per scaramanzia. Seguo molto anche i social, ma cerco di farlo in modo costruttivo, fornendo qualche consiglio di arredamento o di moda, sempre molto richiesti; pubblico qualche citazione per ispirare un pensiero o una riflessione e proseguo con soddisfazione la rubrica “Non tutti sanno che”, in cui vengono presentati luoghi particolari della nostra Italia. Spesso ricevo i ringraziamenti dai Sindaci delle varie cittadine per questa attività di promozione… è un progetto nato in questo anno e mezzo in cui, chiusi in casa, potevamo viaggiare solo con la fantasia».

In conclusione, la nostra ospite si congeda complimentandosi con noi ragazzi del Liceo Classico per la curiosità, «una caratteristica che richiedo sempre anche a mio figlio », dice, «e di cui immagino i vostri insegnanti conoscano molto bene l’importanza. L’entusiasmo è una caratteristica fondamentale anche nella vita e nel mondo del lavoro: ricorderò sempre la passione che aveva il mio professore di italiano quando spiegava Dante in modo straordinario».

Con una foto ricordo termina l’intervista di Parla Con Me. Ringraziamo ancora la dott.ssa Paola Marella per la sua massima disponibilità e speriamo che l’articolo sia stato di vostro gradimento.

Francesca Castiglia 1EU, Francesco Chiappini 1EU