Vòlli, e vòlli sèmpre, e fortissimaménte vòlli… il messaggio di Lucia Azzolina agli studenti

L’ex Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina intervistata dagli studenti del Liceo Classico L. Costa

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Ancora una volta la nostra ex Ministra dell’Istruzione ci ha stupito per la sua sensibilità e disponibilità, rispondendo in modo positivo alla nostra richiesta di intervista.


FOCUS ON LUCIA AZZOLINA:

Laureata in filosofia e in giurisprudenza, è una deputata della Repubblica e docente. Dal 10 Gennaio 2020 al 13 Febbraio 2021 è stata Ministra dell’Istruzione nel Governo Conte II. Attualmente è ancora Deputato della XVIII Legislatura. Ricopre incarichi parlamentari tra cui spicca la VII Commissione “Cultura Scienza e Istruzione”.


Come ha vissuto il suo percorso scolastico? Ci può raccontare un aneddoto importante che ha vissuto alla nostra età?

Sono sempre stata innamorata della scuola, fin da piccola. E ho capito molto presto che lo studio è l’unico vero strumento in grado di garantire, anche a chi nasce in una famiglia meno agiata di altre, di costruire un futuro. In classe alle superiori alcuni compagni mi chiamavano “l’oracolo” perché quando gli insegnanti facevano una domanda, alla fine, ero sempre io a rispondere. Un aneddoto che dice quanto fossi legata alla scuola: alle superiori ci tornavo anche d’estate, andavo in biblioteca a chiedere libri da leggere. La regola prevedeva due libri per volta, ma avevo intenerito il professore che la gestiva e riuscivo sempre ad averne qualcuno in più.

Cosa ricorda della sua storia da insegnante in mezzo a noi ragazzi e del periodo trascorso nella nostra Provincia?

Ho insegnato in tante scuole della provincia e posso dire senza esitazione che a La Spezia sono legati i miei ricordi più belli della carriera. Perché è lì che ho iniziato, molto giovane, a 26 anni. Ho subito messo grande entusiasmo, partecipato a tanti progetti, trascorso ore e ore anche pomeridiane insieme ai colleghi e anche agli studenti. Un giorno, a fine lezione, un gruppo di ragazzi mi ha detto una cosa che mi rimarrà nel cuore: “Prof la volevamo ringraziare, lei ci tratta come persone e non come numeri”. Non l’ho mai dimenticato.

Essere donna nel mondo della politica e avere raggiunto un alto livello come il suo le ha mai portato discriminazioni?

Continuamente, purtroppo. Appena diventata deputata, prima ancora di conoscermi, qualche giornale ha iniziato a descrivermi per il colore del mio rossetto. Sembra una sciocchezza ma è un approccio che nasconde un grado di maschilismo. Sottintende questo messaggio: “non mi interessa cosa pensi, giudico solo come decidi di apparire”. Anche alcuni politici, purtroppo, hanno atteggiamenti discriminatori nei confronti delle donne, a cominciare dall’uso che fanno dei social. Il Paese ha ancora tanto da fare e da imparare.

Per quanto riguarda l’organizzazione delle scuole, qual è stato il momento più difficile da gestire e la scelta più importante da prendere nel ruolo di Ministro dell’Istruzione durante la pandemia?

Senza dubbio il momento più difficile è stata la chiusura di marzo 2020. Una decisione durissima da prendere per il Governo. Non avevamo alcun riferimento, eravamo il primo Paese coinvolto e non era affatto chiara per nessuno la portata dell’emergenza. La stessa comunità scientifica aveva pochissime certezze. In tanti, poi, hanno riconosciuto che la gestione della prima fase pandemica in Italia è stata d’esempio, ma per un Ministro dell’Istruzione la chiusura delle scuole è una “ferita profonda difficilmente rimarginabile”.

Credete “fortissimamente” nei vostri sogni. E non scoraggiatevi. Gli ostacoli si affrontano, non si evitano.

Quali sono state le sue emozioni quando ha compreso l’effettiva gravita dell’emergenza Covid-19?

In quelle settimane, durante il primo lockdown, abbiamo attivato la task force per le emergenze e insieme alla Protezione Civile siamo andati, anche fisicamente, nelle zone rosse. A dare una mano, a consegnare i computer, a offrire supporto. Ogni mattina mi collegavo con le classi che facevano lezione, dovevamo fare in modo che la comunità scolastica rimanesse unita. Che il filo tra studenti, docenti e famiglie non si spezzasse. Ricordo lo sconforto, forse anche la rabbia, di fronte ad una situazione drammatica, ma anche la grande voglia di reagire dimostrata dai docenti e dai ragazzi.

Si riconosce nel lavoro che sta portando avanti il suo successore?

Non posso essere io a dare un giudizio. Posso dire che nei primi mesi ha avuto l’umiltà di portare avanti il lavoro che avevo iniziato. Dalle ordinanze sugli esami al Recovery Fund: i progetti di investimento sulla scuola del Pnrr sono rimasti quelli scritti dai miei uffici e da me, perché la Commissione europea li ha approvati a pieni voti. In seguito, ci sono state decisioni che non ho condiviso, a cominciare dai criteri per il reclutamento dei docenti. E oggi vedo un po’ di confusione purtroppo in vista di settembre.

Sulla base della sua esperienza, ritiene possibile riaprire la scuola a settembre in sicurezza?

Me lo auguro. Farò di tutto per dare una mano. Le Regioni devono mettere finalmente a punto un sistema efficace di tracciamento per le scuole e potenziare i trasporti. Sono mesi che lo promettono. Poi c’è un lavoro da fare sugli spazi. L’anno scorso in poche settimane abbiamo ricavato 40 mila aule in più con i lavori di edilizia. Se mancano spazi la soluzione è anche quella.

Può lasciare un pensiero o una riflessione personale a noi studenti?

Ai “miei” studenti dico sempre di credere “fortissimamente” nei loro sogni. E di non scoraggiarsi. Gli ostacoli si affrontano, non si evitano. Con l’impegno i risultati si possono ottenere, questo deve essere il messaggio per i nostri giovani. Seminare, seminare, poiché prima o poi si raccoglieranno i frutti di impegno e sacrifici.